Bocciofila Monvallese un piccolo gioiello che brilla di passione

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Nata nel 1993, un bocciodromo immerso nel verde, ampio parcheggio e due campi con fondo in maiolica, regolari, scorrevoli, un bar confortevole e una bella atmosfera

Per chi percorre la litoranea che da Laveno conduce ad Angera, superate alcune curve e un ponticello, all’improvviso si apre uno squarcio d’inusuale bellezza: una fettuccia di lago quasi nascosta fra gli alberi e, appena sotto di loro, un aggraziato porticciolo, nel quale si adagiano, dondolandosi con languida svogliatezza, un drappello di barche a vela. Si sta oltrepassando il porto naturale del Cantone, insenatura in quel di Monvalle e occorre farsi forza per distogliere lo sguardo attratto da una tale suggestione ed evitare di commettere errori pericolosi nella guida del veicolo.

Ed è proprio qui che, volta verso l’interno, svolge la sua attività la Bocciofila Monvallese, nata nel 1993, nozze d’argento appena celebrate lo scorso anno. Bocciodromo immerso nel verde, ampio parcheggio e due campi con fondo in maiolica, regolari, scorrevoli, un bar confortevole e un’atmosfera gradevole, familiare.ADVERTISING

Bocce varie

a destra Ernesto Bardelli

Il vulcanico presidente Ernesto Bardelli, innamorato della società e sponsor con l’azienda che porta il suo nome, barba brizzolata, occhi mobili e vividi, fa da anfitrione e da guida nel suo regno, sempre ordinato e accogliente: «Siamo una piccola bocciofila, una ventina di soci, due gare organizzate all’anno, pochi i consiglieri disposti a dare una mano nella conduzione di una realtà comunque complessa. Le incombenze burocratiche, gli indirizzi della Federazione sono da rispettare con attenzione e rigore, indipendentemente dalla dimensione, ma siamo orgogliosi di quello che riusciamo a fare considerando la struttura societaria ridotta. Ci siamo offerti di ospitare il corso d’avvicinamento alle bocce, organizzato dal Comitato di Varese, condotto dal responsabile tecnico Diego Guerrieri con l’ausilio di un campionissimo come  Massimiliano Chiappella, per giovani e meno giovani, attratti dal gioco delle bocce, ma non praticanti, con un successo per numero ed entusiasmo davvero inattesi, tanto che abbiamo dato la nostra disponibilità a ripetere l’esperienza, qualora il Comitato volesse riprodurla. Inoltre un giorno alla settimana, il mercoledì, apriamo i campi ad un gruppo di ragazzi disabili, seguiti da Luigi Livio, prezioso collaboratore per questo aspetto particolare, ma non solo. Insomma cerchiamo di coprire con le nostre esigue forze più settori per mantenere vivo questo sport».

Le corsie sono ora deserte, si offrono invitanti, si viene afferrati dal desiderio d’impadronirsi delle sfere magiche per cominciare a cimentarsi – basta trovare gli avversari – nel gioco fra i più antichi nella storia dell’umanità, parte integrante della nostra cultura popolare, ben radicata sin dal Medioevo, dove addirittura venne avversato dalla Chiesa per la connotazione “immorale” dello scommettere, che accompagnava le agguerritissime competizioni disputate nelle piazze. Ma occorre rinunciare, avviarsi verso l’uscita, lasciare questa splendida “piccola” isola boccistica, incastonata, un po’ più in alto del lago, a Monvalle, il cui nome, forse, evoca l’orografia del territorio, simbiosi fra monte e valle, consueta immagine di suggestione di uno dei laghi maggiormente ammalianti di questo fantastico Paese che si chiama Italia.

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