Gianluca Formicone corona in Argentina il sogno mondiale

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Il ritratto di un grande campione di sport e di vita che ora ha vinto tutto

«È nato tutto così, semplicemente dietro casa, da bambino, con quattro bocce gialle e quattro nere, di legno, giocavo con i miei fratelli, ci divertivamo moltissimo e sognavamo, sì sognavamo di diventare campioni di bocce: che c’è di strano? È’ un gioco bellissimo e lì ad Atri, nel Teramano, aspettavamo con ansia di poter accedere al vicino bocciodromo, tre corsie, per poterci misurare, di poter imitare il padre, di diventare campioni».  E campione è diventato Gianluca Formicone, non solo perché ha conseguito l’ultimo alloro che gli mancava, il titolo mondiale individuale, sfuggitogli sia nel 2005 a Detroit – secondo alle spalle dello svizzero Davide Bianchi -, sia nel 2010 a Roma – terzo con vincitore l’austriaco Nicola Natale -, ma soprattutto perché la sua carriera, dalle bocce di legno in poi, è diventata un “cursus honoris” incredibile con una messe di titoli che difficilmente un atleta riesce ad accumulare durante la sua carriera.

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Gianluca Formicone
Gianluca Formicone
Gianluca Formicone
Gianluca Formicone

Enumerarli è impresa titanica, è sufficiente citare i sette titoli mondiali a squadre – Nazionale e di Società – i nove titoli europei – 1 individuale e 8 a squadre – la medaglia d’oro di coppia ai Giochi del Mediterraneo, i due World Games a squadre, i 19 titoli italiani, le 7 Coppe Italia, le 282 gare nazionali conquistate, per comprendere che questi ripetuti successi vanno a comporre un palmares eccezionale.ADVERTISING

La sua dote? Innanzi tutto tante. È definito un grande accostatore, ma colpisce indifferentemente di volo e di raffa, secondo quanto richiesto dalle fasi di gioco, con un’enorme capacità d’interpretare il campo: non sono le sue caratteristiche a condizionarlo, anzi la capacità di assimilare in breve tempo le varianti gli consentono di avere un qualcosa in più che sovente si rivela decisivo per il successo.
«In Argentina, a San Miguel de Tucumàn a circa 1200 chilometri da Buenos Aires, il terreno di gioco era molto irregolare, l’accostata di precisione era una chimera, quindi la difesa di un punto largo un metro, diventava una tattica di gara vincente, bisognava restare molto concentrati e non è stato certamente facile per me italiano abituato a campi di ben altra natura!».

In ogni campione c’è il ricordo di un successo che ha dato più soddisfazione degli altri. «È stata sicuramente la rivincita con Nicola Natale. Non avevo ancora digerito il boccone di 9 anni fa a Roma, per cui riuscire a sconfiggerlo nei quarti di finale è stata una splendida rivincita sportiva che mi ha dato una carica in più per la galoppata finale!».

Trasuda serenità Gianluca, il grande campione di una terra d’Abruzzo che ne sciorina a iosa – basti
pensare a Dante D’Alessandro di Roseto -, è gentile, disponibile, dialoga senza accenti trionfalistici,
è un campione di bocce, ma non solo, è campione di vita. Ora Formicone, che ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, più e più volte, rimangono è vero le Olimpiadi, ma chissà quando la raffa potrà accedervi, fa già i progetti per l’immediato futuro, il Campionato Italiano a Squadre da conquistare con la Caccialanza, i Campionati Italiani a settembre e …
Ormai gli rimane di coronare il “Sogno della partita a bocce”, poesia indimenticabile di Guido Pagliarino, può iniziare a giocare solo con Dio, fare punti su punti e arrivare alla pari e avere
l’ultimo tiro e colpire la boccia e fare sua la partita.

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