A Turate gli stati generali delle bocce: “Abbiamo bisogno di giovani e donne”

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Alla riunione era presente anche il presidente di Federbocce Giunio De Sanctis

Voluta dal presidente federale, in ossequio ad uno dei punti del suo programma – le società al
centro del progetto – sabato 16 marzo si è tenuta a Turate la riunione plenaria delle società di bocce della Lombardia. Numerosi i presenti, un centinaio le società, oltre 150 i rappresentanti con folta
partecipazione del Comitato di Varese, al cospetto dei consiglieri federali intervenuti in modo
massiccio. Oltre a Giunio De Sanctis, presidente di Federbocce, e al presidente Regione Lombardia Sergio Ripamonti, il segretario generale Riccardo Milana, il presidente vicario Moreno Rosati, il consigliere Moreno Volpi, il presidente comitato europeo Bruno Casarini e il segretario Regione Lombardia Alessandro Bianchi. Breve benvenuto dal sindaco di Turate Alberto Oleari, altrettanto breve introduzione di Ripamonti poi il via ai lavori.

Il microfono passa nelle mani di Giunio che volge un soddisfatto sguardo circolare sulla sala quasi
gremita e apre le chiuse dalle quali le acque iniziano a scorrere tumultuose: è uno spumeggiare
espositivo, gli argomenti si susseguono e il suo eloquio ha il potere di coinvolgere emotivamente i
convenuti. Dopo aver ricordato che sono trascorsi quasi due anni dall’elezione, che la volontà sua e
del consiglio è di cambiare, non per il gusto di farlo, bensì per arrestare la visione dell’ineluttabilità
della contrazione di società e d’iscritti, per creare visibilità e coinvolgimento dei giovani, delle
donne, con un’attenzione particolare al settore della disabilità, di cui è paladino, non solo per la sua
lunga militanza come segretario generale del CIP – Comitato Italiano Paralimpico – ma perché è
l’unica sezione bocce – come boccia – pervenuta alle ParaOlimpiadi. Certo, ammette, questo è un
punto dolens, le bocce, pur essendo state presenti a Pechino come sport dimostrativo, non sono mai
approdate alle Olimpiadi, molto per colpe proprie, perché le specialità – raffa, volo, petanque, senza
dimenticare il beach/bocce – sono praticate in modo disomogeneo nei vari Paesi, hanno regolamenti
confusi, non unitari, rendendo praticamente impercorribile il loro inserimento nell’arengo olimpico.ADVERTISING

La visibilità è fondamentale, i recenti successi italiani ai Campionati Mondiali di raffa in Argentina
non hanno avuto il riscontro mediatico che avrebbero meritato, anche se nei prossimi giorni
approderanno sui RAI 1 di Fazionella trasmissione “Che tempo che fa”. Si apre il capitolo delle
critiche che pervengono sull’operato, il settore tecnico va rivisto, occorrono istruttori giovanili,
perché manca la formazione, ci vogliono pacchetti formativi, bisogna portare le bocce nelle piazze
per incrementarne la propaganda. E’ giusto che i campioni siano retribuiti, come accade in ogni
sport di vertice: sono l’immagine della bellezza di uno sport popolare, di massa, che deve ritornare
ad esserlo. Le acque si sono inserite nel loro alveo, non sono più straripanti, si succedono gli
interventi, in genere di critica costruttiva al fine di portare ai massimi vertici i problemi della base.
Dopo il Veneto è stata la volta della Lombardia e il pomeriggio di Turatepotrebbe essere una
ventata determinante per mettere in fuga un po’ di nubi e consentire la riapparsa di visioni di sereno.

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