Le dinastie nelle bocce: i Biancotto

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Come negli altri sport, forse di più, nel mondo delle bocce si creano dinastie. Ecco la famiglia di Laveno.

Nello sport non è così raro trovare campioni “figli d’arte”, cioè atleti i cui genitori sono stati a loro volta campioni, sovente addirittura nelle medesime specialità nelle quali hanno primeggiato.

Danilo Gallinari giocatore di alto livello nella NBA, la più prestigiosa Lega professionistica americana della pallacanestro, figlio di Vittorio anche lui cestista nella più titolata Società italiana, l’Olimpia di Milano, oppure Federica Del Buono, campionessa italiana in atletica nei 1500 metri, figlia di Gianni e di Rossella Gramola, entrambi grandi mezzofondisti.

Oppure, ed è storia odierna, Larissa Iachipino, giovanissima campionessa di salto in lungo, figlia di Gianni, ottimo saltatore con l’asta, e della celeberrima saltatrice in lungo Fiona May, sono solo alcuni esempi di questo aspetto talvolta sorprendente.

Nel mondo delle bocce la componente dinastica è frequente, non proprio la regola, ma quasi, anzi alcuni fanno risalire la diminuzione del numero dei tesserati, che si è verificata in questi anni, al fatto che i figli non seguano la passione dei padri o che i padri non vogliano più di tanto coinvolgere gli eredi nella pratica del loro sport.

Anche in questo caso molti esempi: dai Barilani, ai Chiappella l’elenco potrebbe essere davvero lungo, ma è il caso di soffermarsi su una dinastia particolare. I Biancotto. Abbiamo voluto approfondire con Daniele Biancotto, nel suo ristorante Concordia di Laveno, la deliziosa cittadina sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, centro vivace con la sua breve passeggiata perennemente percorsa da giovani in una specie di struscio molto suggestivo, i percorsi di una scelta elettiva che ha coinvolto tre generazioni.

E’ quasi l’alba, non ci sono avventori, l’atmosfera è da “La notte di Lisbona” di Enrico Maria Remarque, senza la sua drammaticità, ma per un’aura un po’ fatata, un po’ di mistero, nel far riemergere il passato, che s’interseca poi nel presente, in un’osmosi naturale allorché ci si addentra in una storia.

Papà Luciano, ottimo giocatore di serie A d’inizio anni settanta, e mamma Camilla Biavetti, altrettanto valida giocatrice di serie A anni ottanta, scorrazzano per i campi di bocce, mietendo successi in coppia, specialmente nelle competizioni riservate a “lui e lei”, sono da considerare gli artefici delle successive vocazioni di Renato e Daniele? Sicuramente sì.

Entrambi iniziano a praticare il loro sport da giovanissimi, sei anni o poco più, e Daniele, il minore, diventa campione italiano allievi di terna, comprendente Roberto Turuani e Thierry Bossi, vince svariati titoli regionali e provinciali, è un giocatore di serie A di livello alto, poi, ad un certo punto, rallenta, si ferma. Un talento non sfruttato? No, è tutto molto più semplice, l’attività professionale prevale e la passione familiare deve necessariamente essere accantonata.

Renato, il maggiore, diventa campione italiano assoluto di coppia nel 1987 con Angelo Macchi, conquista un secondo titolo italiano assoluto di coppia nel 1995, stavolta con Rodolfo Peschiera – con la Bocciofila Edilegno di Cadrezzate – prosegue a mietere successi fino ai giorni nostri, spesso in coppia con Massimiliano Chiappella a formare un duo formidabile da evitare con cura nelle competizioni, tanto da arrivare quest’anno secondo nel Campionato Italiano di Società con la Possaccio di Verbania.

A concludere il ciclo, per ora, c’è il figlio di Renato – Paolo – che possiede le stimmate di nonni e genitore, ma assorbito in modo massiccio dall’attività nel ristorante dello zio Daniele ha lasciato in un angolo polveroso le sue indubbie qualità.

E’ ancora molto presto, i ritagli di giornale affastellati in una cartelletta del 6° Gran Premio della Valtravaglia, anno 1994, sono sparsi sulla tovaglia, attendono di essere raccolti e riposti di nuovo, con cura, per documentare con tempi, date, riscontri, senza incidere sulla memoria sempre vivida, dove il passato emerge per ridiventare, brevemente, presente e le storie sembrano pulsare di nuova vita: quella della dinastia dei Biancotto.

di Roberto Bramani Araldi

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